MISSIONE IN SUD SUDAN: DIARIO DI VIAGGIO - seconda parte

Wau (Sud Sudan), 26 luglio 2006 - Con un piccolo aereo di aiuti umanitari affrontiamo il viaggio per Wau ad ovest rispetto a Juba. Ci aspetta una lunga giornata di visite.

All'aereoporto ci accoglie una folta delegazione di autorità locali e tra loro, minuta e vestita di bianco, ci aspetta Suor Agnese che vive qui dal 1982. Fa parte di una piccola congregazione di Suore comboniane, viene da Brescia e lavora insieme ad altre due Sorelle: Pierina del Trentino e Bianca temporaneamente in Italia per un periodo di riposo. Suor Agnese ci spiega che prima della guerra il centro ospitava una casa di formazione per infermiere, ora invece, si è trasformato in un piccolo centro sanitario soprattutto per donne e bambini.

Al centro ci riceve Suor Pierina e ci porta in visita nel laboratorio di analisi e nelle sale di consulto. Le attrezzature sono poverissime e obsolete, c'è un dispensario con tanti cestini colorati dove piccoli cartellini, scritti a mano ne descrivono il contenuto. Le donne portano qui i loro bambini che per la maggior parte sono affetti da malaria, oltre a polmonite, diarrea, meningite, morbillo e, nei casi peggiori, AIDS.

Chiediamo ad una giovane donna che cosa ha il suo bambino, ci dice che ha la febbre da qualche giorno, ha fatto molti chilometri a piedi per portarlo al centro.

Allora chiedo a Pierina quanti anni ha la donna e lei invece le chiede quanti figli ha, rimango perplesso, ma poi capisco. Qui le donne sono per la maggioranza analfabete e non sanno la loro età, ma considerando che fanno un figlio ogni due anni iniziando circa a 17/18 anni è possibile fare un conteggio approssimativo. Il suo bambino è l'ultimo di 5, ha solo 4 mesi ed ha sicuramente la malaria come molti dei bambini in attesa, alcuni non hanno neppure 2 settimane.

Suor Pierina ci racconta di quanto sia complesso garantire continuamente quest'attività, ricevono aiuti da privati e da organizzazioni non governative.
L'UNICEF fornisce loro medicine, materiale sanitario e le preziose zanzariere, unica vera prevenzione contro la malaria. Ci sono molti bambini in cortile, uno dei più piccoli ha una vistosa ferita infetta sulla gamba, chiedo a Pierina di prendersi cura di lui come già fanno per molti. C'è un ragazzo che probabilmente ha problemi mentali, non ha più famiglia, vive lì grazie a piccoli lavoretti che le Suore gli affidano ogni giorno fortunato - se si può dire! - per lo standard di Wau.

Ci spostiamo velocemente verso la Sika Hadid Primary School e finalmente posso verificare di persona il mio contributo come Ambasciatore di buona volontà per l'UNICEF. Oggi c'è una delle giornate dedicata alla Campagna Vaccinazioni 2006 contro il morbillo organizzata da UNICEF, dall'OMS e dal Ministero della Salute del Sud Sudan, ci sono moltissimi bambini in attesa e mostrano il loro foglio giallo di identificazione.
In occasione delle Olimpiadi invernali 2006 di Torino, l'UNICEF Italia ha lanciato una campagna di raccolta fondi per il Sudan, fortemente sostenuta da RAI Sport e dal Segretariato Sociale RAI, a cui ho personalmente collaborato come testimonial insieme ai colleghi "Ambasciatori UNICEF" Paolo Maldini e Deborah Compagnoni. Per questa iniziativa sono stati raccolti, attraverso un SMS "solidale", 500.000 Euro.

Tutto è stato devoluto a sostegno della Campagna Vaccinazioni in atto in tutto il Sud del Paese. Il morbillo è una delle maggiori cause di morte per bambini sotto i 5 anni e constatare che il denaro raccolto viene realmente usato allo scopo mi dà delle certezze.

Questo è il mio compito principale come Ambasciatore, andare sul campo e verificare per tutti coloro che hanno generosamente donato che questi soldi siano realmente usati per lo scopo prefissato.

Non ci nascondiamo dietro alle comodità del luogo perché non ce ne sono, non viaggiamo su strade comode e tranquille, ma percorriamo lunghi tratti di strade sterrate e poco sicure, mangiamo quello che ci viene offerto e siamo allo stesso rischio di malaria della popolazione locale. Ma siamo qui per vedere e vedere può fare la differenza.

La visita prosegue in altre due scuole per finire alla Wau Girls School dove un gruppo di giovani studentesse ci accoglie con degli splendidi canti, proseguiamo visitando la Missione Bahar el Gazal, dove prestano la loro opera le Suore Comboniane. Qui e' stata costruita da un architetto padovano una vera Basilica in mattoni in perfetto stile italiano e con tanto di rosone, è ben conservata e svolge regolarmente la sua attività. Anche questo luogo mi sembra irreale in questa cittadina dove c'è poco, quasi nulla.

Ne approfitto per parlare con Lucia Soletti di Alassio, lavora a Wau da un anno per il programma di rientro sfollati delle Nazioni Unite. Mi racconta quanto sia complicato organizzare il difficile ritorno a casa di milioni di persone che, dopo 20 anni da sfollati, tornano ai loro villaggi dove non c'è più nulla. La osservo e ascoltandola mi rendo conto di quanto sia complicato vivere in un posto come Wau dove non c'è nulla; la vita di chi svolge attività umanitaria in questa regione è unicamente dedicata al lavoro, puoi godere di pochissime comodità, niente svaghi, torni a casa per vedere la famiglia raramente. Non deve essere facile.

Prima di salutare tutti coloro che ci hanno accompagnato durante il giorno di visite, mangiamo velocemente qualcosa negli uffici UNICEF, una tavola molto semplice. Suor Agnese e Suor Pierina mangiano con piacere e si stupiscono che al centro del tavolo ci sia un cesto di mele verdi. Era anni che non vedevano mele, le guardano e le gustano come un tesoro raro. Irreale!

Roberto Bolle

Foto © Sheila McKinnon

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Guarda le foto del viaggio in Sudan realizzate da Sheila McKinnon
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