MISSIONE IN SUD SUDAN: DIARIO DI VIAGGIO - quarta parte

Juba (Sud Sudan), 28 luglio 2006 - È tempo di tornare, lasciamo il campo tendato per un ultimo saluto allo staff dell'UNICEF di Juba.

Giornata frenetica in ufficio: Douglas sta organizzando l'evacuazione di una sede periferica UNICEF perché c'è in atto un duro conflitto a fuoco nell'ovest del paese; a nord si è rotto il generatore di corrente e hanno perso i contatti con un'altra sede periferica.

Un'ultima chiacchierata con Simon Strachan, rappresentante UNICEF per il Sud Sudan, che mi spiega quante minacce rendono incerta questa pace; la sua voce viene coperta dal rumore di un cantiere esterno ai containers organizzati come uffici sul campo. Chiedo cosa stanno facendo, Simon mi spiega che stanno approntando un bunker in caso di attacchi a sorpresa; un anno fa un ordigno è caduto a pochi metri dai containers e si è reso necessario creare un rifugio più sicuro.

Ci accompagnano all'aereoporto, Douglas, neo zelandese, e Carmen, un'italiana di Nairobi, ci hanno gentilmente scortato per tutta la nostra visita. Purtroppo manca all'appello Bismarck, un ragazzo sudanese, che per un grave lutto in famiglia ci ha dovuto lasciare.

A lui dedichiamo questo viaggio per il suo dolore e perché in quanto sudanese abbiamo visto nei suoi occhi un desiderio di rinascita e la necessità di credere in un futuro possibile nella sua terra: senza guerra, senza violenza.

Roberto Bolle

Foto © Sheila McKinnon

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